"Tavola calda" è un dipinto del '27 di Edward Hopper, autore famoso per le scene solitarie di bar e strade tipicamente americani (riprodotte in una quantità di poster). Non è un artista che conosco nel profondo, ma le sue opere mi hanno sempre trasmesso sensazioni particolari: a volte percepisco una denuncia dell'alienazione del mondo moderno, a volte gli stessi luoghi metropolitani mi infondono un senso di tranquillità. E, per via dell'ambientazione storica e culturale, le associo sempre in qualche modo all'universo di Fitzgerald.
Il titolo originale dell'opera è "Automat", che ha un doppio significato: vuol dire "tavola calda" ma anche "automa" (riferito all'inespressività della protagonista). La donna seduta a bere il caffè compie in effetti un gesto automatico, probabilmente per lei è un momento che si ripete uguale giorno dopo giorno, come succede a chi è abituato a frequentare sempre lo stesso bar alla stessa ora. O forse si tratta di un evento eccezionale, un incontro andato a vuoto... e quella che aleggia sul volto della donna non è noia ma disillusione.
Come di consueto mi concentrerò sull'abbigliamento della protagonista, trasportandolo dalla bidimensionalità del dipinto alla concretezza della realtà e dagli anni '20 a giorni nostri; vediamo come.

