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lunedì 8 luglio 2013

Agorà - Il destino di Ipazia [moda+cinema]

Nel mondo greco antico l'agorà era la piazza principale della città, il fulcro di tutta la vita politica, religiosa ed economica. L'"Agorà" del film che vi presento (in onda mercoledì) si trova ad Alessandria d'Egitto nel IV secolo d.C., e da luogo di confronto culturale diventa focolaio di ferocissimi scontri. Al centro di tutto questo c'è Hypatia (leggi "Ipazia"), una scienziata di talento realmente esistita e solo da poco riconsiderata per il suo valore.

"Agora", regia di Alejandro Amenabar (2009)
In onda mercoledì 10 luglio su Rai 4, alle ore 21.10

Nel IV secolo d.C. la città di Alessandria d'Egitto, vivace centro culturale ed economico, è preda degli scontri tra diverse fazioni religiose. In tutto questo a farne le spese è la famosa biblioteca, luogo simbolo della cultura e della scienza. Lì si trova intrappolata la giovane astronoma e filosofa Hypatia (Rachel Weisz) che, mentre la violenza si scatena non risparmiando nè uomini nè libri, insieme ai suoi allievi cerca di salvare il prezioso patrimonio culturale dell'antichità.

Qualcuno disse che dove si bruciano libri, prima o poi si bruciano anche le persone; io sono dello stesso parere. Nei libri è contenuto il sapere che altri uomini prima di noi hanno depositato, frutto della loro appassionata ricerca o dei loro sentimenti. Trattare la cultura come una nullità significa mancare di rispetto anche alle persone, e facilmente si arriverà a trattare le persone stesse come nullità.
In questo film è il fondamentalismo religioso la leva che spinge a tutto questo, conducendo (come spesso avviene nella storia) ad un drammatico finale. 


L'opera però va anche considerata come il primo tributo cinematografico alla figura di Ipazia, la talentuosa astronoma di cui nel film vengono sottolineate le ricerche e le scoperte. Troppo presto e barbaramente sottratta alla Storia, Ipazia è considerata martire del paganesimo e simbolo della libertà scientifica contro ogni fondamentalismo religioso. Ogni donna (ma non solo) dovrebbe conoscere questa figura di scienziata, soprattutto se è una ricercatrice lei stessa, e prenderla ad esempio. Io qui mi limito umilmente a farla "mia musa" ed osservarla dal punto di vista dell'abbigliamento, affascinata come sono dallo stile di un periodo così antico e di un luogo denso di contaminazioni culturali quale doveva essere Alessandria d'Egitto. Con una riflessione: in tutte le epoche, abiti femminili e ottime capacità scientifiche possono tranquillamente andare d'accordo!

Buona visione, ora e mercoledì.

venerdì 17 maggio 2013

L'antica Dea dei serpenti [moda+pittura]

Oggi vi porto moooolto indietro nel tempo, diciamo al 2000 a.C. sull'isola di Creta, nel cuore della civiltà minoica. Qui era venerata la Dea dei serpenti, considerata anche Dea Madre dai cretesi: una divinità potente e simbolo di fertilità, vita e morte allo stesso tempo. 


L'illustrazione è a cura di John Duncan, pittore scozzese che si colloca tra lo stile Preraffaellita e quello Art Nouveau. Duncan prese probabilmente spunto da una delle statuette d'arte minoica che si sono conservate fino ad oggi e sono esposte al museo archeologico di Hiraklio.

Le civiltà antiche, specie se precedenti a quelle classiche (quindi lontane e poco studiate a scuola), hanno su di me un fascino enorme. Come donna credo di avere anche un motivo inconscio e ancestrale che mi riporta a quel periodo: il mondo era ancora influenzato da antichi culti matriarcali - che dopo la Preistoria cedettero il passo poco per volta alla società patriarcale (e maschilista). La femminilità era rispettata e venerata in quanto carattere della Grande Madre Terra, origine di tutto. Un po' di nostalgia mi sembra logica, non vi pare? ;)

Quella di oggi non è solo una musa, è la "musa delle muse" o meglio la "dea delle dee" (sì, mi sento tanto Pollon :)) Sulle sue mani porta i due animali che la rappresentano: il serpente certo, ma anche l'uccello (simbolo della Dea ancora più antico). Indossa una veste dai caldi colori della terra ed un'acconciatura molto elaborata. Ragazze, vi interessa riappropriarvi della vostra antica e nascosta potenza femminile?
Bene, se l'abito non fa il monaco forse invece può fare la dea... o almeno ci proviamo:

venerdì 15 giugno 2012

In a rose garden [moda+pittura]

Buongiorno a tutti! Per questo weekend soleggiato voglio lasciarvi in dono l'opera di un pittore che mi colpì quando, da ragazzina, sfogliai una rivista d'arte: Sir Lawrence Alma Tadema.
I suoi dipinti mi apparvero incredibilmente realistici, quasi delle fotografie. Di solito non è questo l'aspetto che privilegio nell'apprezzare un'opera (non sono dell'idea che un pittore è bravo solo se sa riprodurre il più fedelmente possibile la realtà, anzi...), ma con Alma Tadema la nitidezza dei dettagli è emozionante perchè rende palpabile la luce, l'atmosfera e la vita stessa di un mondo perduto: quello dell'antichità, soggetto ricorrente in tutte le sue opere.
Esponente del decadentismo inglese, Alma Tadema fa rivivere sulla tela le dolcezze di un tempo mitizzato, in languide scene tra sole, mare, marmi e vesti lussuose, e immancabili fiori... tra cui le rose come sue preferite.


Qui non vi sembra di sentire sulla vostra pelle la pioggia di petali rosati, di percepirne il profumo?
E chi vorreste essere, la ragazza che scrolla il ramo o quella pigramente sdraiata?
Qualunque sia la vostra scelta, vi propongo eccezionalmente due outfit da copiare, quello dell'una e quello dell'altra: a voi scegliere quello che più vi si addice! :)

Ps: dimenticavo questa bellissima canzone anni'70, più romantica di quella che avevo in mente mercoledì, e molto adatta a questo post: "Rose garden" di Lynne Anderson (ascoltatela QUI!)
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