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mercoledì 15 ottobre 2014

Colpo di fulmine: il cappotto folk [moda+fotografia]

Nella mia città ha aperto da poco una "succursale" di un marchio di moda che non conoscevo* ed io ovviamente mi sono fiondata a curiosare ;) A parte i prezzi che per me restano un po' altini, ho notato con piacere un sacco di capi dall'aria nuova e interessante, finalmente qualcosa di diverso dalle solite cose... e poi mi sono innamorata di un cappotto, ve lo farei vedere ma sul sito non l'hanno messo (*questo è il motivo per cui non sto a farvi pubblicità col nome del marchio).
Come definirlo? Trama lavorata a motivi di colori diversi, maniche ampie, inserti di (eco)pelliccia... tutti indizi che mi portano ad una chiara conclusione: è un cappotto folk!

Sui capispalla io sono sempre stata piuttosto tradizionale, al limite i miei desideri si spingevano verso un nuovo colore (ricordate i miei post dell'anno scorso sui cappotti colorati?); ma dopo aver provato QUEL cappotto, be'... la mia passione per l'etno-folk ha preso il sopravvento ed ora mi sembra di non poter più fare a meno di uno specialissimo folk coat!
Il mio amore non poteva essere del tutto ricambiato ma non mi sono persa d'animo, ormai avevo scoperto un mondo e volevo esplorarlo in ogni sua parte: così eccomi sul web a caccia di cappotti, cappe e mantelle ispirati ai motivi tradizionali di diversi luoghi del mondo.
A indossarli sono naturalmente le fashion blogger, che con le loro foto di outfit ci regalano emozioni e spunti vestimentari. Abbinare un capospalla del genere non è facilissimo, conviene che rimanga lui il pezzo forte del look; prendiamo esempio dalle ragazze e lasciamoci avvolgere insieme a loro in un abbraccio di calde stoffe, trame colorate e delicati ricami.

Per la colonna sonora ho trovato un titolo particolarmente azzeccato + una cantante simbolo della musica folk (country-folk americano per la precisione): non potevo chiedere di meglio!


Fashion Coolture

venerdì 1 novembre 2013

Un guardaroba d'artista [moda+pittura]

Sulla scia degli armadi veri e veraci che vi ho mostrato nello scorso post oggi voglio presentarvene uno immaginario: il "Guardaroba" (o "L'armadio", comunque quello è :) dipinto da Arnaldo Badodi.


Prima di imbattermi in questo coloratissimo quadro non conoscevo affatto Arnaldo Badodi; ho scoperto che faceva parte della corrente chiamata... "Corrente", un movimento pittorico e culturale sviluppatosi a Milano negli anni '30 e '40 (esponenti più famosi furono ad esempio Carlo Carrà e Renato Guttuso). Corrente si contrapponeva agli stili precedenti del '900 italiano e, politicamente, si schierava contro il fascismo. Si trattava dunque di un circolo di giovani artisti che con la forza dell'arte rivendicavano la libertà civile. Dice la pagina wikipedia a loro dedicata: "Il 10 giugno 1940, mentre l'Italia entra in guerra, la rivista viene soppressa dalla polizia, ma i giovani di Corrente non si avviliscono né si disperdono, ma trovano nuove forme per promuovere la cultura". Mi pare una cosa bellissima, non trovate?

Il coraggio e l'energia di questi giovani si ritrova pienamente nell'esplosione cromatica di questo dipinto (datato 1939), pur se il soggetto è intimo e quotidiano. Ancora una volta c'è una donna, una musa di quegli anni, a pervadere la scena della sua presenza invisibile. Sono suoi quegli abiti che chiamano dall'armadio, suoi i cappellini vezzosi, suo il vestito caduto per terra; portano il suo profumo e l'idea della sua invincibile gioventù - che di lì a poco sarà attraversata dalla guerra. Potrebbero essere gli abiti di mia nonna, che giovane sposa vide la sua vita prendere tutt'altra piega e i suoi vestiti sequestrati dai nazisti... una delle tante storie dure di quegli anni. Come la storia di Arnaldo, pittore che viveva di colore e che morì a trent'anni sul fronte russo. Ma ora possiamo riaprire le ante del suo "Guardaroba" e lasciare che come per magia tutti gli abiti e accessori prendano vita e tornino a danzare per noi, su di noi. Ecco come:

venerdì 1 febbraio 2013

The Red Cape [moda+pittura]

Per completare la serie dei "Cappuccetti Rossi" ecco a voi un delicato ritratto di Edward Killingworth Johnson: "The red cape".
Vissuto nell'Inghilterra di fine '800, dunque nell'ambito del Romanticismo, Johnson ne adottò lo stile pittorico scegliendo però come soggetto la tranquillità della campagna. Donne borghesi vi si muovono in vesti leggiadre, cogliendo rose o riposandosi in languida meditazione. In questo caso l'ambientazione è autunnale, fa davvero molto "campagna inglese" (a me la ragazza sembra uscita da un libro di Rose Selarose, avete presente?)


Se vi piace questo stile ecco alcuni consigli su come copiarlo (possibilmente low-cost!):

mercoledì 30 gennaio 2013

Cappuccetto Rosso 2013 [moda+fotografia]

La fiaba di Cappuccetto Rosso è piuttosto semplice ma possiede un fascino perenne, dovuto alla sua simbologia, che l'ha portata fino ai nostri giorni in molte rivisitazioni. Il lupo che non è poi così cattivo, l'ingenua protagonista che non è poi tanto ingenua... Ciò che resta inalterata è quell'immagine di una fanciulla vestita con mantella e cappuccio rossi, che non si mimetizza per nulla in mezzo al bosco - verde o innevato che sia. Chiunque si vesta con un capo simile non può fare a meno di richiamare il personaggio :)
Ecco allora che oggi vi propongo una serie di Cappuccetti Rossi moderni: ragazze dall'aria sbarazzina, o un po' spersa o forse invece piena di grinta - per affrontare ad armi pari lupi di bosco e di città.
Quale sarà la vostra interpretazione preferita?


Mahayanna

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